Barra delle Notizie

pellegrini del mistero

Di Anna Montalbetti

 

Ha scelto di meditare sul Volto Santo la parrocchia di San Michele Arcangelo in Precotto, a Milano, per un appuntamento del suo Quaresimale. E citando il Salmo 23 il parroco, don Giancarlo Greco, ne ha spiegato il motivo: “Ecco la generazione che lo cerca, che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe”. «Noi apparteniamo a un frammento di quella generazione che Lo cerca. Il volto di Dio rappresenta la nostra intimità. E come lo incontriamo ora? Attraverso il riverbero dei segni che fanno trasparire la bellezza del vero. Il desiderio di vedere il Suo volto risiede nel cuore degli uomini di ogni tempo», ha aggiunto il parroco, «come i greci che nel Vangelo di Giovanni hanno chiesto a Filippo di conoscere Gesù, così consiglio di fare anche noi ora, perché l’uomo è per natura cercatore di infinito e pellegrino del Mistero: la più bella avventura della storia». La croce con il sudario, presenza discreta ma ineludibile sul palco, ha creato il nesso stringente tra la Quaresima e il velo di Manoppello.

A ripercorrere la storia di questa reliquia, e dell’anelito dell’uomo a ricercare il volto del Mistero, è stata Raffaella Zardoni, una delle curatrici della mostra “Il Volto Ritrovato. I tratti inconfondibili di Cristo”, presentata la scorsa estate al Meeting di Rimini. Così, ad esempio, narrando delle immagini acheropite, ha ricordato che i Padri della Chiesa ritenevano che esse fossero state impresse volontariamente da Gesù per lasciare agli uomini di tutte le generazioni la sua immagine, e per una ragione ben precisa: «a tutti è capitato» ha spiegato Raffaella, «di percepire un incremento di sé sotto lo sguardo di un volto amico. Sant’Ambrogio sottolinea che Pietro pianse per il suo tradimento allorché Gesù, passando accanto a lui in catene, lo fissò. E lo stesso accade di fronte alle immagini che Cristo stesso ha lasciato, perché sul suo volto si rispecchia il mio volto singolare». Se nel Medio Evo era raccomandata la visione di tali immagini – da qui i pellegrinaggi a Roma per vedere la veronica, e le numerose riproduzioni di essa – nell’epoca moderna, però, si smarriscono i «tratti inconfondibili di Cristo». Ma il desiderio del cuore dell’uomo di vedere il volto umano di Dio riemerge continuamente, come un fiume carsico, negli scritti di cristiani e di non credenti di ogni latitudine del mondo, come Giovanni Paolo II, il giapponese Endo, Borges o Kerouac.

Rispondendo ad una domanda, Raffaella ha sottolineato che: «Con i nostri studi vorremmo riportare al centro il volto di Gesù. Dalla riscoperta del volto della Sindone con la fotografia di Secondo Pia, al Gesù della Misericordia di suor Faustina Kowalska, dalla visita di Benedetto XVI a Manoppello al ripetuto invito di papa Francesco a guardare e a lasciarci guardare da Cristo, tanti segni mostrano, come la Chiesa e Gesù stesso ripropongano la fisicità del volto personale di Cristo.

Paolo Canti, tra i promotori dell’incontro, ha raccontato: «Quando sono stato davanti al Volto di Manoppello, per me il guardare si è trasformato in “contemplare”. Davanti a quella immagine, tu ti lasci toccare e riconosci in Chi ti guarda qualcosa di te, che non conoscevi, e che incrementa il tuo io. Mi auguro che questo incontro abbia aiutato i presenti, come ha aiutato me, ad amare di più Gesù».

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: