
Cari confratelli nel ministero sacerdotale, illustri rappresentanti delle autorità civili e militari,
Cari fratelli e sorelle nel Signore!
«Fissando lo sguardo su Gesù che passava, Giovanni Battista disse: “Ecco l’Agnello di Dio”». Così abbiamo ascoltato poc’anzi nel Vangelo. Qui, insieme all’Evangelista Giovanni, queste stesse parole le possiamo pronunciare ogni giorno, guardando nel Volto Santo il volto di Cristo.
Nel calendario liturgico, la domenica odierna è detta Omnis terra in base alle parole del testo latino del Salmo 65 che abbiamo ascoltato all’inizio di questa Messa: Omnis terra adoret te, Deus, et psallat tibi! (“A te si prostri tutta la terra, o Dio. A te canti inni, canti al tuo nome”). Anche noi oggi ci siamo riuniti qui, nella Basilica papale del Volto Santo, per questa antichissima lode a Dio di tutta la terra. Motivo di questa festa è la memoria di quando, in questa stessa domenica dell’anno 1208, papa Innocenzo III, con l’umiltà di un frate mendicante, dalla Basilica di San Pietro fece portare per la prima volta in processione questa vera immagine del Signore — che qui vediamo e veneriamo sopra l’altare maggiore — ai romani malati e ai pellegrini malati provenienti da tutta Europa ricoverati nel vicino ospedale di Santo Spirito. Il papa più potente e più consapevole del proprio potere di tutto il Medioevo, a piedi nudi, portava ai malati e ai moribondi l’immagine di Dio misericordioso! Prima di allora questo prezioso velo era stato a lungo tenuto nascosto. Con quel gesto l’immagine rivide la luce e così per la prima volta fu pubblicamente conosciuta in tutta la Chiesa cattolica. Accadde in questa domenica d’inverno che già allora, nel gennaio del 1208, come oggi iniziava con le stesse parole del Salmo: Omnis terra.
Ma oggi, domenica 17 gennaio del 2021, va ricordato in particolare come papa Innocenzo III, insieme ai suoi canonici, non abbia portato il Volto Santo agli intellettuali e ai nobili della città, ma ai malati e ai poveri di Roma: oggi, quando l’espressione Omnis terra — tutta la terra — ha acquistato, forse come mai prima, un’attualità sconvolgente. Infatti, è tutta la terra all’improvviso a essere minacciata da un virus invisibile — tutti i continenti, tutte le etnie, tutte le nazioni e religioni — veramente tutti gli uomini della terra, giovani e vecchi! È tutta la terra improvvisamente a temere la malattia e la morte, dalla Terra del Fuoco a Vladivostok. Quando l’espressione Omnis terra è stata di più bruciante attualità? Per questo, oggi, nonostante tutti gli ostacoli frapposti dal corona virus, era per me un sacro dovere e insieme una grande gioia venire da Roma qui, a Manoppello, dove, a causa della pandemia, al momento nessun pellegrino può più venire. Dovevo venire per portare il Volto Santo, almeno attraverso le immagini della televisione, a più malati e persone sole possibile!
Per questo ricordo ora con gratitudine anche la medesima giornata di cinque anni fa, quando padre Carmine Cucinelli invitò me e l’indimenticato arcivescovo libanese Edmund Farhat a celebrare, il 17 gennaio 2016, i Divini misteri nella chiesa di Santo Spirito in Sassia a Roma davanti a una copia del Volto Santo. Padre Carmine, infatti – che a quel tempo era Rettore della basilica di Manoppello – aveva pensato di introdurre, nell’“Anno Santo della Misericordia” indetto da Papa Francesco per il 2016, una terza festa annuale per la venerazione del Volto Santo. E a essa la domenica Omnis terra si addiceva perfettamente in memoria dell’antesignana e così lungimirante iniziativa di Innocenzo III del lontano 1208. Ma ricordo anche come fosse ieri il privilegio che ebbi, il primo settembre 2006, di accompagnare qui Papa Benedetto XVI nel suo “pellegrinaggio”; allorché, nonostante alcune opposizioni, decise di visitare e venerare — primo Papa dopo più di 400 anni — il Volto Santo di Manoppello poco prima della visita alla sua patria bavarese. E oggi mi sembra quasi una coincidenza provvidenziale che all’epoca egli abbia scelto il medesimo passo del Vangelo di Giovanni che abbiamo appena ascoltato, per esprimere davanti ai fedeli qui radunati intorno al Volto Santo i suoi pensieri su quel momento della storia con queste parole:
«Mentre poc’anzi sostavo in preghiera, pensavo ai primi due Apostoli, che, sollecitati da Giovanni Battista, seguirono Gesù presso il fiume Giordano […]. L’evangelista narra che Gesù si voltò e domandò loro: “Che cercate?”. Essi risposero: “Rabbi, dove abiti?”. Ed egli disse: “Venite e vedrete”. Quel giorno i due che Lo seguirono fecero un’esperienza indimenticabile, che li portò a dire: “Abbiamo trovato il Messia”. Colui che poche ore prima consideravano un semplice “rabbi”, aveva acquistato un’identità ben precisa, quella del Cristo atteso da secoli. Ma, in realtà, quanta strada avevano ancora davanti a loro quei discepoli! Non potevano nemmeno immaginare quanto il mistero di Gesù di Nazaret potesse essere profondo; quanto il suo “volto” potesse rivelarsi insondabile, imperscrutabile. Tanto che, dopo aver vissuto insieme tre anni, Filippo, uno di loro, si sentirà dire nell’Ultima Cena: “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo?”. Parole seguite da quelle che esprimono tutta la novità della rivelazione di Gesù: “Chi ha visto me ha visto il Padre”».
Così Benedetto XVI il primo settembre 2006.
Se prendiamo con assoluta serietà questa parola del Signore, vediamo il Padre anche qui — dove il Figlio ci rivela per sempre la sua natura e dove vediamo che egli vive come Salvatore e Redentore. Papa Benedetto non venne qui a Manoppello scalzo, come Innocenzo III, ma in elicottero da Castel Gandolfo su invito dell’arcivescovo Bruno Forte. Ricordo ancora molto vividamente ogni istante di quell’incontro; come anche il 15 maggio 2009, quando Benedetto visitò il Santo Sepolcro a Gerusalemme, dal quale provengono tanto il velo del Volto Santo quanto la Sindone torinese come messaggio incomparabile della Risurrezione di Cristo dai morti. Non potrebbe essere altrimenti. Dopo la sensazionale visita di papa Paolo VI il 4 gennaio 1964, il sepolcro vuoto di Cristo a Gerusalemme fu visitato anche da Giovanni Paolo II nel marzo del 2000 e da Papa Francesco nel maggio del 2014.
Il pellegrinaggio di Benedetto XVI a Manoppello il primo settembre 2006, invece, fino a oggi è paragonabile solo con la processione con cui più di 800 anni fa Papa Innocenzo fece conoscere alla cristianità dell’Occidente la “vera icona” che la tradizione popolare chiama anche “Veronica”. Ma il primo settembre 2006 Papa Benedetto ha riportato di nuovo nella Chiesa e in tutta la terra il “volto di Dio umano” e personale. Venne completamente solo e non con il seguito dei suoi consiglieri o dei canonici di San Pietro. E, com’e sua abitudine, venne un po’ timido e riservato, e solo per contemplare e pregare. All’epoca una celebrazione eucaristica o una benedizione pubblica con il Volto Santo non era ancora immaginabile. E tuttavia, dopo di lui, sono venuti qui migliaia di pellegrini che, seguendo Benedetto, hanno portato in tutto il mondo le parole del Vangelo di Giovanni: “Venite e vedete!”. Fu un evento che rimarrà indelebile nella storia della Chiesa. Per questo, già il 3 novembre 2010 le autorità civili di Manoppello, presente l’arcivescovo Bruno Forte, consegnarono in Vaticano a Benedetto XVI le chiavi della città. Di questo vorrei ringraziarle ancora una volta di cuore, tanto quanto i Frati minori cappuccini e tutti i cittadini e le cittadine di Manoppello; ed esprimere oggi, ancora una volta, la mia personale e particolare gratitudine per il prezioso privilegio concessomi di potere celebrare qui, insieme a voi, la Santa Eucaristia per tutti i malati e sofferenti di tutta la terra sotto lo sguardo misericordioso di Cristo: “Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!”.
Amen.
Basilica papale di Manoppello, Domenica 17 gennaio 2021
2° Domenica dell’anno (B) (1 Sam 3,3b-10.19; 1 Cor 6,13c-15.17-20; Gv 1,35-42)