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Il Messia verrà per cristiani, ebrei e musulmani

Intervista di Paul Badde al rabbino Gabriel Hagaï concessa per EWTN.

Traduzione di Valeria Mangione

 

Raw Gabriel Hagai

Raw Gabriel Hagai

Gabriel Hagaï è nato a Parigi, ma ha vissuto più di vent’anni a Gerusalemme, dove ha studiato, si è sposato e dove sono nati i suoi sei figli. Lì si è formato come rabbino della tradizione sefardita, sviluppata soprattutto nei paesi musulmani. Poi è stato alcuni anni a Boston dove si è impegnato attivamente dal punto di vista sociale – con una mensa per i senzatetto. Dal 2003 vive di nuovo a Parigi dove si è fatto conoscere come scienziato, calligrafo e cantante e dove lo studioso plurilingue approfondisce sempre più la mistica dell’ebraismo e dell’Islam.

Cosa fa un rabbi ortodosso di Parigi a Manoppello negli Abruzzi?

Un amico mi aveva raccontato di Chiara Vigo in Sardegna, che ancora padroneggia l’antichissima arte per ottenere il bisso, l’oro del mare. E poiché questo antico tessuto aveva un ruolo importante nelle vesti dei sacerdoti nel tempio di Gerusalemme, sono andato da lei. L’ultima maestra di questa arte mi ha raccontato di un velo a Manoppello, fatto tutto di bisso. Per cui son venuto qui per dare un’occhiata a questo velo che sembra un ponte fra ebraismo e cristianesimo.

L’Ephod nell’abito dei sacerdoti era di bisso e anche il velo del tempio, anche se non riesco a immaginarmi come un velo così enorme potesse essere fatto tutto di bisso, così estremamente prezioso.

Ha ragione e non ha ragione. Il bisso era parte dei fili che componevano il tessuto delle vesti sacerdotali e del velo del tempio. Questi fili bastavano per dare alla stoffa un tono dorato quando vi batteva il sole. Nel tessuto c’erano anche veri e propri fili d’oro che facevano a gara in splendore con i fili di bisso.

Quando ha preso in mano del bisso per la prima volta?

In Sardegna. Ma la prima volta l’ho visto a Parigi, dove si conservano parti di bisso molto fine dell’antico Egitto.

Noi siamo fatti a immagine di Dio. I cristiani inoltre credono che Dio si sia fatto uomo e che in Gesù di Nazareth abbia assunto un volto umano. Lei è venuto qui per osservare un velo enigmatico. Ma che cosa – e chi ha visto lì dentro?

Ho visto l’immagine di qualcuno di nome Gesù. Di un rabbi, di un collega e naturalmente di un ebreo. Ho visto qui il volto di un ebreo. Sinceramente non mi sono posto molte domande su come l’immagine possa essere apparsa sul velo e cose del genere. Accetto semplicemente la sua utilità. Sa, noi come ebrei guardiamo il cristianesimo come un’eresia dell’ebraismo. Personalmente però penso che ciò sia giusto e sbagliato insieme. Perché il cristianesimo in sé esiste da molto tempo. Ciò non avviene senza disposizione divina, senzala sua volontà e la sua previsione. Il cristianesimo ha dato dei santi e ha fatto tanto bene. Anche se non capisco la necessità della Trinità e neanche perché Dio sia dovuto diventare uomo – non ci provo nemmeno -, accetto che il “grande Boss” capisca le cose meglio di noi. Lo accetto.

Lei non ha problemi a identificare l’uomo qui sul velo con Gesù di Nazareth? E non lo vede neanche come eretico?

No, assolutamente. Accetto ciò che è.

Alcune settimane fa sono stato qui con Maria Cecilia Barbetta, una scrittrice di Buenos Aires che non aveva mai sentito del Volto Santo. È rimasta colpita davanti ad esso e il giorno dopo mi ha scritto questa mail: “Stamattina mi sono svegliata con la parola Shekinah sulle labbra. Non sapevo e non so cosa sia.”

Shekinah è la presenza di Dio. Ha una dimensione femminile ed è la manifestazione di Dio nella sua creazione. Questo anzitutto è molto importante. Quando gli uomini si aprono a Dio, la Shekinah è la prima cosa che di Lui viene loro incontro. Lui incontra nella Shekinah. Quindi se lei si è svegliata col concetto di Shekinah significa che la sua coscienza è stata raggiunta da un messaggio divino che le diceva: “Io sono qui.”

Anche lei qui lo sente?

Io sono un credente. Credo che Dio sia ovunque. Naturalmente qui c’è una presenza divina

Lei mi ha raccontato di un sogno in cui anni fa le è apparso Gesù. Com’era? Cosa indossava? E che cosa le ha detto?

Cosa mi ha detto non glielo dico. Ma era vestito tutto di bianco come se fosse avvolto e vestito di un “tallit”, un grande scialle bianco di preghiera. Il suo volto era meraviglioso. Non me lo ricordo precisamente, ma potrebbe essere stato questo volto qui. Se guardo questa immagine e stringo gli occhi sembra come nel mio sogno. Ma la notte scorsa l’ho sognato ancora…

Rabbi_Gabriel_Hagai_in_Manoppello,_Shabbat_May_17,_2014 …prima che stamattina andasse in chiesa dietro al “Volto Santo”? Lei ha condotto la processione davanti a tutti i preti e i pellegrini…

Sì, i cappuccini mi avevano detto: “Come rabbino lei è invitato a venire dietro al Volto Santo come noi.” È stato un gesto fraterno, così sono andato. Lì si è ripetuta esattamente una scena che avevo sognato stanotte. Scendevo delle scale che sembravano proprio come quelle nella chiesa, quando Gesù improvvisamente ha aperto una porta davanti a me e ha detto: “Veloce, veloce Gabriel! La processione parte.” E io ho detto: “Cosa? Okay, voglio obbedire. Ma quale processione?“ Non mi era ben chiaro. Non sapevo di che cosa parlasse questo profeta. Ma stamattina ho riconosciuto tutto e mi son detto: “Ah, ecco cos’era. Questo è ciò che ho visto stanotte.” Era come un presentimento. È stato così, ed è commovente fare sogni così.

Ma le è stato subito chiaro nel sogno che era di nuovo Gesù?

Sì, nei sogni gli uomini, gli angeli o i santi che si incontrano non hanno mai bisogno di presentarsi. Sai già chi sono.

Ma riesce a ricordarsi letteralmente quello che ha detto? Ha detto: “Vieni giù!” o “seguimi!”? Cosa ha detto esattamente?

“Scendi in fretta, vieni presto!“

E “la processione sta cominciando.”

A Budapest nel 19° secolo c’è stata una scuola di pensiero rabbinica che è giunta alla convinzione che il Messia alla fine avrebbe avuto l’aspetto di Gesù di Nazareth. Che è Lui. Ne ha sentito parlare?

Ne ho sentito parlare. Quando il Messia verrà, verrà per tutti, soprattutto per gli ebrei, i musulmani e i cristiani che aspettano che venga o che ritorni. Se i cristiani dicono che è Gesù, tornerà veramente come Gesù. Come ebreo per me fa lo stesso. Era un rabbi, come lei sa. Quindi sarà anche un buon messia, perché no. Se dunque torna, per me non è un problema. (ride).

C’è ancora questa scuola nell’ebraismo che parte dal presupposto che Gesù potrebbe essere il messia?

Sì, gli ebrei aschenaziti aspettano anche un messia aschenazita e gli ebrei sefarditi sono convinti che Egli sarà un sefardita. Io ritengo sciocco tutto ciò. Se il messia viene, verrà per tutti. E verrà con i profeti che confermeranno che Egli è il messia. Stabilirà la pace. Sarà un miracolo e una rivelazione. Perché è chiaro, se non viene contemporaneamente per cristiani, ebrei e musulmani, non vale la pena tutta la fatica della sua venuta. (ride)

Ho sperimentato spesso che la gente percepisce questa immagine come uno specchio. Ho visto degli africani che vi hanno riconosciuto un africano, o cinesi un cinese e così via. Questo santo velo non ha in ciò anche una dimensione messianica?

I pellegrini che vengono qui guardano questo velo con gli occhi della fede. Tale modo di avvicinarsi ad esso porta naturalmente un frutto benedetto. Così anche noi dobbiamo vedere questi riflessi. Vedi ciò per cui sei aperto – poi Dio ti fa vedere le cose che lavorano per te e che innalzano la tua coscienza a un nuovo livello.

A questo proposito sono sorprendenti le differenze che rimangono fra questa immagine e un capolavoro, per esempio di Leonardo da Vinci. Questi capolavori non avrebbero mai una tale qualità “speculare”.

È vero. Qui è come se avessimo a che fare con una qualità eterea su questo velo quasi trasparente. È così fine. Così delicato e sottile. Molto etereo. È come fumo. Non del tutto di questo mondo. È interessante anche la tecnica con cui l’immagine è stata eseguita. Se cambi posizione e se cambia la luce, l’immagine non rimane la stessa. È un’immagine in movimento, un’immagine viva. Forse comunica anche in modo particolare con la coscienza che accadono cose straordinarie quando i pellegrini la contemplano con gli occhi della fede.

Lei sa che in quest’immagine non ci sono tracce di pigmento? Che il bisso, dal punto di vista puramente tecnico, non si può dipingere? Che è completamente inspiegabile come questa “immagine” sia giunta in questo velo?

Sì, sì, sì. Ma lei sa che ogni miracolo lascia spazio allo scetticismo. Altrimenti noi come esseri umani non saremmo più liberi. Ma Dio ci voleva liberi. Anche nei miracoli evidenti quindi c’è sempre la possibilità di dire: “io sono scettico e lo rimango”.

Ma lei non esiterebbe ad attribuire una dimensione miracolosa a questa immagine?

No, io credo ai miracoli e credo che i miracoli superino i limiti delle religioni. I miracoli sono per tutta l’umanità. Ogni santo quindi non è santo solo per la sua religione. È un santo per tutta l’umanità e così è anche per i miracoli. I miracoli riguardano tutti e parlano a tutti.

La probabilità che questo velo venga dal sepolcro di Cristo è molto alta, se leggiamo attentamente il vangelo della resurrezione di Giovanni. Ciò significa però – secondo i criteri ebraici – che è molto impuro. Inoltre contiene un’immagine. Non contraddice la sua fede e le sue convinzioni avvicinarsi così a un oggetto della devozione cristiana?

A noi è proibito fare un’immagine di Dio. Per il resto il divieto non vale, come possiamo vedere in molti manoscritti pieni di piccole figure. Questo anzitutto è okay per noi. Secondo, l’impurità nei sepolcri riguarda solo il corpo morto. Anche le cose che sono venute a contatto con esso sono impure, ma non nello stesso modo. Non è la stessa impurità. Invece del cadavere si dice Avi Avot Hatumah. Cioè, è il padre di tutte le impurità. Tutto ciò che lo tocca è impuro, è vero, ma non porta più impurità. Questo contatto quindi non è un problema per me.

Ha già un primo giudizio che si porta dietro a Parigi dal cuore della cristianità dopo questo primo incontro col Volto Santo?

Ciò che ne penso io non è così importante. È importante lo spirito che vive qui, dove arrivano così tanti pellegrini con una grande fede. Questa fede è efficace. Se fra i milioni che sono venuti qui anche solo uno si è lasciato toccare dalla grazia ed è diventato santo, tutto ciò è valso già la pena. Ma io credo che sia più di uno fra milioni. Molti, molti cristiani che son venuti qui come pellegrini sono stati toccati e trasformati – e innalzati a un livello in cui riconoscono in sé la scintilla divina nella coscienza che questa immagine è la loro immagine. Che questa immagine ha in me una dimora. Io ho questo velo qui, nel mio cuore. Così – come lui! – sono io. Tutti noi siamo stati creati a immagine di Dio. Qui vedo e sperimento: “Io non sono l’unico creato a immagine di Dio.” Tutti gli uomini sono stati creati a sua immagine. Non c’è nessun “io” solo. Ci sono più “io” del mio “io”. Tu non sei meno “io” di me. Giungere a questo riconoscimento – nell’esperienza dell’amore inconcepibilmente grande di Dio per l’uomo – è un momento di grazia per cui vale qualsiasi fatica. Questo ho trovato qui.

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