
Lo storico dell’Arte Marco Bussagli ha individuato nel Cristo della Pietà giovanile di Michelangelo conservata in San Pietro, la presenza di un quinto incisivo nell’arcata superiore. Questo dente in più, chiamato mesiodens, che altera la simmetria del volto, è stato frequentemente utilizzato nell’arte antica, medievale e rinascimentale per le figure grottesche e negative. Michelangelo lo usa per i demoni e i dannati ma anche per i profeti e le sibille. Bussagli ha interpretato il mesiodens nella Pietà come simbolo del Cristo che si fa carico sin nella carne del male dell’uomo.
Bussagli ha proseguito la sua ricerca allargandola ad altri artisti e ha identificato il mesiodens nel Cristo risorto del Bramantino, in alcuni Volti Santi del Botticelli, in Quentin Massys, in un velo della Veronica della bottega di Cranach, nel velo di Manoppello ecc.. Così, nel recente volume Il Male in bocca, l’autore ipotizza che all’origine di questa forte scelta degli artisti nella rappresentazione del volto di Cristo, ci possa essere un’acheropita di Cristo. Poiché l’unica acheropita in cui Cristo è rappresentato con la bocca socchiusa è la Veronica la sua ricerca si è centrata sulla reliquia romana.
Bussagli ci ha quindi invitati a ripercorrere il catalogo di Veronica Route dove sulle circa 6000 opere schedate sono più di 300 i volti in cui la bocca socchiusa del Cristo permette di intravvedere i denti. Di questi solo in sei casi è presente, o sembra essere presente, l’incisivo centrale, casi che sono tutti posizionati tra la fine del XV secolo e gli inizi del XVI secolo.
L’esiguità del loro numero e la loro altezza cronologica non permette di confermare l’ipotesi di Bussagli circa la veronica come causa del mesiodens. Ma anche se solo marginalmente tocca l’iconografia della veronica, il volume di Bussagli, che evidenzia la presenza del quinto incisivo in ambito fiorentino e fiammingo, apre a nuove interessanti linee di ricerca sull’origine e la diffusione di questa particolare variante del volto di Cristo.
Cfr. Marco Bussagli, I Denti di Michelangelo, Medusa 2014; Marco Bussagli, Il male in bocca, Medusa 2023.
Il mesiodens in Veronica Route
- Scultura slovacca, 1480 ca. Slovenská národná galéria, Bratislava;
- Arazzo della Resurrezione, 1480-90, Museo Storico di Basilea;
- Veronica polacca, 1450-1499, Muzeum Powiatowe, Nysa;
- Predella d’altare, 1514, Evangelische Stadtkirche Sankt Moritz;
- Lucas Cranach der Jüngere (bottega), 1530 ca.. Collezione privata;
- Volto Santo di Manoppello.
I denti visibili in Cristo
La caratteristica dei denti visibili è originale della veronica, in quanto non deriva dal mandylion bizantino, e appare nella seconda metà del XIV secolo forse come conseguenza del posizionamento della veronica tra le reliquie della Passione.
La difficoltà della rappresentazione dei denti aveva da subito suggerito l’esistenza di riferimenti autorevoli, la nostra ricerca ci portò ai mistici. In Santa Brigida, ad esempio, leggiamo che la guanciata di Malco fu tanto forte da scuotergli i denti, e durante la flagellazione Gesù venne gettato a terra con tale violenza che i suoi denti si spezzarono.
La bocca semiaperta, unita alla serenità del Cristo (come nel polacco Volto Santo venerato da San Francesco e Santa Chiara, segnala l’accettazione del sacrificio cui consegue l’effusione dello Spirito. Nei fiamminghi e nei veneti, secondo un’interpretazione di Giacomo Prati, la figura di Maria accostata alla bocca di Gesù è una letteralizzazione del termine “adorare” ad-orare “appressarsi alla bocca”.
Le citazioni letterarie
Sancta Birgitta, Revelaciones book IV, edited by Hans Aili, Stockholm, 1992
2. Allora fu gettato in terra e di botto fatto cadere sdraiato crudelmente così che, sbattuta la testa, i denti si spezzarono, e fu percosso sul collo e sulla mascella così fortemente, che il suono dei colpi arrivò fino alle mie orecchie.
18. E allora, con la bocca aperta, come se già fosse morto, la lingua, i denti e il sangue nella bocca potevano essere visti da chi guardava; e gli occhi semichiusi erano rivolti verso il basso.
Giovanni Tiepolo, Considerationi sopra la passione di N. S. Giesu Christo, nelle quali si mostra il modo cosi di meditarla, come di imitarla, 1610.
Trattato Ottavo - Capitolo X Dei denti e mascelle di Cristo Signor nostro Considera, che come l'esterne parti del corpo di Cristo provarono grandissimi dolori a tempo della Sua Passione, così anche l'interne patirono grandemente, e in particolare i denti suoi, poiché nella guanciata che ricevé dal servo del Pontefice Anna si smossero tutti e furono per cadergli. Considera, come tra le altre percosse che furono date al Signor nostro Gesù Cristo una particolarmente le fosse data nel volto con un pugno che non se ne è mai potuto scordare, lamentandosi nelle rivelazioni di Santa Brigida, dicendo che gli offese gravemente uno dei denti suoi, che fa credere che fosse molto veemente e che non solo glielo smosse dal luogo ma anche dalle gengive ne fece uscire copioso sangue. Considera, che dalle tante percosse che furono date sopra la faccia sua, si gonfiassero oltre modo le gengive, per il qual effetto sentì grandissimo dolore, e in qualche modo restò anche deturpata la sua regal presenza, e maestà. Considera, come a questo patimento dei denti di Cristo, convenga del tutto la Profezia di Geremia, che dice i miei denti furono spezzati ad uno ad uno, potendosi dire che ad uno ad uno gli fossero spezzati, poi che niuno di effi rimase senza alcun grave e particolare dolore. Considera, come particolarmente nel tempo della flagellazione esso Signor nostro Gesù Cristo fosse tirato con tale violenza da quei manigoldi, che cadendo per terra si spezzasse il capo e gli si ruppero i denti con suo grande dolore e offesa. Considera, come poi al tempo del morire, ritrovandosi consumato dal dolore, le mascelle si mostrarono così incavate, che i denti apparvero tutti sanguinolenti, tenendo la bocca aperta di modo che ciascuno, che fu presente alla sua morte, potè facilmente vedere quanto nei denti fosse stato maltrattato.
1713 – Carlo Bartolomeo Piazza (1632-1713) nell’«Emerologio di Roma» del 1713 aggiunge la descrizione della reliquia romana alla pagina su Santa Veronica del 4 febbraio:
… trovasi in esso non senza tenerissima compunzione il Capo tutto trafitto di spine, la Fronte insanguinata, gl’occhi pieni di lividure di sangue, tutta impallidita la faccia, nella guancia destra mirasi ivi crudelmente stampata la guanciata della mano ferrata di Malco, e nella sinistra i segni de’ sputi de’ Giudei, e loro machie, il naso alquanto schiacciato, et insanguinato, la Bocca aperta, e sparsa di sangue, i denti scossi, e la barba pelata in qualche parte …
