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Who do you say that I am?

Cardinal Seán O’Malley, OFM Cap

Prefazione al catalogo della  mostra The Face of Jesus: From that Gaze, the Human Person (Il volto di Cristo: da questo sguardo la persona), New York Encounter (17-19 gennaio 2014).

«For us as Catholics, there is a long and sacred history of venerating the holy images of our Lord, Jesus Christ.  At Christmas time, we incense the Holy Infant in the manger and recall his humility and love.  During Lent we walk with devotion through the Stations of the Cross, tracing the steps that lead to our salvation.  And on Easter morning we stand before the empty tomb, filled with awe in the presence of the Angels at the wondrous works that God has done.  Images of Christ have the power to move our hearts, they can catechize without words and allow us to contemplate the beautiful face of God revealed in His own Son.

Images of Christ are also signs for the Church on pilgrimage.  As pilgrims we know that we walk through this world with our eyes “fixed on Jesus” (cf. Heb 12:2) so that He may be for us the “Way, the Truth, and the Life” (cf. John 14:6).  Throughout the centuries, Jesus’ face has been depicted in a number of different ways.  At times he is depicted as the one who suffers in His Passion, out of love for humanity.  At other times he is shown as the one who teaches and who invites disciples to follow him.  And still there are other depictions of Christ in Glory, bearing the wounds of his passion as a sign of his love and proof of his sacrifice for us.  These images are all meant to accompany us in life and give us hope and strength.

As a child they used to read to us the story about a king who was a good man.  He decided he would disguise himself as a peasant so that he could go and live amongst his subjects.  He wanted to experience their sufferings and know their aspirations.  As moving as this story might be, the Incarnation of the Son of God is quite different.  In the Incarnation, Jesus does not come disguised as one of us but he comes as one of us, a brother.  He does not come to get to know us.  He comes so we can get to know Him, our God.  He is the revelation.  He is the event.  He has not come for a short visit but to insert himself into our history permanently.  He is with us.  He is our contemporary.

Fr. Giussani’s charism was to help so many young people discover Christ in their lives.  It is in the Church, in communion, that we have the best opportunity to experience Christ and his friendship.  The poison of our contemporary culture is the extreme individualism of the age, which is documented in Professor Putnam’s study on Americans, Bowling Alone,  in which Putnam demonstrates how each generation of Americans is becoming more and more isolated, more and more alienated.  There are more people living alone, eating alone, and spending hours before a television screen or computer alone.  In His Incarnation, God is with us and will never abandon us.  He comes to take us out of our isolation and invites us into true friendship and communion.

As we look upon the face of Christ in this exhibit, I invite you to meditate on those words He spoke to St. Peter:  “Who do you say that I am?” (Luke 9:20).  He wants us to know him and to know how much he loves us.  He wants us to be a leaven in our world, a light that will help others discover God’s presence, His Love and His Beauty so that you and I can share that with the whole community.  I pray that this exhibit of the face of Christ will draw those who look upon it to discover in it the face of love and mercy, the face of the one who calls us to follow Him.»

 

Per noi cattolici la venerazione delle immagini di Cristo è parte di una storia lunga e sacra. Nel tempo di Natale incensiamo il Santo Bambino nella mangiatoia per ricordarci della Sua umiltà e del Suo amore. In Quaresima, attraverso la devozione della Via Crucis, ripercorriamo il cammino che ci ha condotto a salvezza. E la mattina di Pasqua sostiamo davanti al sepolcro vuoto, colmi di stupore in presenza degli Angeli, per le meraviglie che Dio ha compiuto. Le immagini di Cristo hanno il potere di muovere il nostro cuore, c’insegnano senza parole e ci consentono di contemplare il volto di Dio rivelato nel Suo Figlio.

Le immagini di Cristo sono anche segni per la Chiesa in cammino. Come pellegrini, infatti, camminiamo in questo mondo con gli occhi “fissi a Gesù”(Eb 12,2), che è per noi “Via, Verità e Vita”(Cfr. Gv 14,6). Nel corso dei secoli il volto di Gesù è stato rappresentato in molti modi diversi: come l’Uomo dei dolori, che soffre la sua Passione per amore dell’umanità, come il Maestro che insegna e chiama i discepoli a seguirlo, o nella sua maestà regale che porta le ferite come sigillo del suo amore e del suo sacrificio per noi. Tutte queste immagini hanno lo scopo di accompagnarci e sostenerci nel cammino, dandoci speranza e forza.

Quando ero piccolo mi ricordo che ci leggevano la storia di un re buono che, travestito da contadino, andava a vivere tra i suoi sudditi per conoscerne le sofferenze e i desideri. Era un racconto bello e commovente, ma l’incarnazione del Figlio di Dio è profondamente diversa. Nell’incarnazione Gesù non viene a noi travestito come uno di noi, ma viene a noi come uno di noi, come un fratello. Non viene per conoscere noi, ma viene affinché noi possiamo conoscere Lui, nostro Dio. Egli è la rivelazione e l’avvenimento. Egli non è venuto per una breve visita, ma è entrato nella nostra storia permanentemente. Egli è con noi, nostro contemporaneo.

Il carisma di don Giussani ha aiutato molti giovani a scoprire Cristo nella propria vita: è nella Chiesa, nella comunione, che noi abbiamo la possibilità di sperimentare Cristo e la sua amicizia. Il veleno della cultura contemporanea è il suo individualismo estremo, come documenta il professor Robert Putnam nel saggio Bowling Alone. In esso l’autore dimostra come, di generazione in generazione, gli americani stiano divenendo sempre più isolati, sempre più alienati: ci sono sempre più persone che vivono sole, mangiano sole, e che trascorrono ore, davanti allo schermo di una televisione o di un computer, sole. Nella sua incarnazione, Dio è con noi e non ci abbandonerà mai. Egli viene per toglierci dal nostro isolamento e invitarci a partecipare a una vera amicizia e comunione.

Guardando al volto di Cristo nella mostra, vi invito a meditare sulle parole dette da Gesù a Pietro: “Chi dici che io sia?” (Cfr. Lc 9,20). Egli vuole che lo conosciamo, vuole che sappiamo quanto ci ama. Vuole che abbiamo a essere un lievito nel nostro mondo, una luce che aiuti gli altri a scoprire la presenza di Dio, il suo amore e la sua bellezza, così che tu ed io possiamo condividerlo con l’intera comunità. E prego che questa mostra trascini quelli che la guardano a scoprire il volto dell’amore e della misericordia, il volto di colui che ci chiama a seguirlo.